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S. Maria Libera Nos a Scandalis
Retta dai Padri Vocazionisti
(Ordine fondato dal Venerabile Don Giustino Maria
Russolillo)
La storia della parrocchia
Questa Parrocchia è dedicata alla Madonna, sotto il titolo di "S. Maria Libera Nos a Scandalis”. L'antico titolo "De Scandulis o Ad Scandula” potrebbe derivare dal latino ecclesiastico "Scandulum" cioè “Inciampo, trappola", quindi è possibile che nel luogo in cui sorgeva l'antica Chiesa c'era qualche piccolo‑promontorio o residui vulcani che erano d’inciampo. Questa Chiesa è stata, per ironia della sorte, al centro di una lunga lite gíurisdizionale tra le diocesi di Pozzuoli e di Napoli, le quali per più di due secoli (1658‑1882) mirarono alla potestà su di essa. Le prime notizie comunque, risalgono al XIII secolo e riguardano la sua consacrazione, avvenuta nel 1243, ad opera del vescovo puteolano Pietro, come si poteva leggere ancora sul finire del XVII secolo in un' epigrafe del 1245 posta nella chiesa, ma andata perduta. Si pensa comunque che essa sorse sul sito di una cappella più antica.
Se nulla sappiamo sulle sorti della Chiesa per il XIV‑XV secolo, qualcosa trapela per la seconda metà del '500, quando, avviandosi la trasformazione agricola del piano di Quarto, i vescovì puteolani provvidero a mandarvi sacerdotì con il titolo di rettori per l'assistenza ai contadini maranesi, che lì andavano stanziandosi. Nel 1627 il vescovo di Pozzuolí.Lorenzo Mangioio concesse la Chiesa ai frati Agostiniani Coloriti. che eressero un conventino attiguo ad essa e dimorarono in questo per 26 anni, fino a.. quando esso fu soppresso perchè Papa Innocenzo X emanò una Bolla il 15 Ottobre 1652 con la quale abolì i piccoli conventi. La chiesa fu poi data in custodia a degli eremiti e le cure religiose furono affidate a cappellani inviati dalla curia puteolana. Il primo dissidio tra la civica amministrazione di Marano e la diocesi di Pozzuoli sorse dopo qualche anno, quando nel 1658 l’Erario di Marano Francesco Di Lauro, spediva soldati armati e si impadroniva delle chiavi della chiesa minacciando gli eremiti che vi erano a custodia di cacciarli ove avessero fatto celebrare Messa ai preti dì Pozzuoli. per questo riprovevole episodio;il vescovo puteolano G.B.Campagna si rivolse alla Camera Apostolica,la quale nello stesso anno ernise un mandato affinché non fosse più turbato il pacifico possesso della diocesi di Pozzuolì sulla Chiesa di S:Maria. Il Di Lauro,fu scomunicato per quei fatti dal vescovo Campagna, e andò a porsi sotto la protezione dall’arcivescovo di Napoli, asserendo di aver difeso solo i diritti di costui, in quanto la chiesa di Quarto rientrava nella giurisdizione della diocesi napoletana. Essa infatti avanzava pretese di giurisdizione sulla chiesa di Quarto, in quanto il villaggio apparteneva territorialmente al casale di Marano, la cui parrocchia rientrava tra quelle della diocesi di Napoli. A sostegno di quanto detto è da scrivere un ulteriore episodio, la cui gravità fu di ben lunga superiore al primo. Nel 1698 un certo canonico di Martino napoletano fece pubblicamente distruggere i due epitaffi di marmo, e subitamente furono messi nel carro e trasportati nella casa del Parroco di Marano D. Antonio Mojo. Le epigrafi asportate ossia quella relativa alla consacrazione della chiesa (1243) e l’altra riguardante la concessione ai Coloriti (1627) facevano riferimento alla giurisdizione del vescovo di Pozzuoli sulla chiesa di S. Maria. Questi due testi, quindi, erano un serio impedimento alle mire della diocesi napoletana. Denunzie e proteste dell’ episcopato puteolano a nulla valsero sul piano pratico. La chiesa di S. Maria fu da allora amministrata dal casale di Marano che ne affidò la cura a dei governatori laici (“mastri”). Costoro si occupavano sia degli aspetti religiosi, provvedendo all’invio periodico di un cappellano, sia degli aspetti veramente pratici, come la cura dell’edificio, l’amministrazione delle poche rendite e la raccolta delle offerte. Nei primi anni del XVIII secolo venne a crearsi una nuova situazione. Gli Agostiniani Coloriti ricevettero in donazione “una Massaria, di moggia, 49 circa con case, camere, ed altre abitazioni… esposta nel luogo detto il Pantaleo”, a condizione che questi ultimi rientrassero al conventivo di Quarto. Il ritorno dei Coloriti fu ben gradito ai quartesi, poiché i “mastri” non riuscivano più a sopperire ai bisogni spirituali di questi e alle sempre maggiori cure della malandata Chiesa richiedeva. In seguito al ritorno dei Coloriti a Quarto nel 1704, il sindaco di Marano, Andrea Catone, presentò memoriale al consiglio collaterale per ottenere il riaffidamento della chiesa ai Coloriti. Il 12 dicembre di quell’anno alcuni deputati eletti dal casale di Marano e il procuratore della congregazione degli Agostiniani Coloriti, stipularono l’atto di cessione. Ma avendo il Papa Benedetto XIV abolito la suddetta congregazione, i frati nel 1753 lasciarono definitivamente il sito. Il delegato apostolico Celestino Galiani su sollecitazione del vescovo puteolano Nicola De Rosa, diede in affidamento a quest’ultimo la chiesa con l’annesso convento. La questione però non terminò qui, poiché la Curia napoletana interpretò il decreto non riconoscendo al vescovo puteolano della sola “commenda” (ossia cura della chiesa) e non anche della giurisdizione. Nel 1778 il parroco di Marano, Pasquale Carannante, credette di porre fine alla lite affidando il giudizio sulla controversia al re di Napoli. Questi quindi dispose che l’arcivescovo di Napoli inviasse sacerdoti della terra di Marano e chiese al vescovo di Pozzuoli di dare a ciò il suo consenso senza pregiudizio delle sue ragioni. Carlo Maria Rosini, eletto vescovo di Pozzuoli nel 1797 riprese con maggiore ardore dei suoi predecessori la difesa dei diritti della sua diocesi sulla chiesa. Pertanto ritenendo che a lui spettasse la giurisdizione sulla chiesa in quanto succursale della Parrocchia di Pianura, inviò a Quarto dei sui sacerdoti. Costoro, però furono fatti oggetto di violente proteste da parte degli abitanti, sobillati dal clero di Marano. La Giunta Ecclesiastica, in seguito si pronunziò affidando la giurisdizione della chiesa alla curia di Pozzuoli. Ma la lite che sembrava essersi placata fu invece ripresa nel 1876 quando il vescovo puteolano Gennaro De Vivo fece collocare il fonte battesimale nella chiesa, in quanto era molta la distanza del villaggio della parrocchia di Pianura. In effetti lo scopo era quello di evitare che i quartesi potessero battezzare i loro nati nella chiesa parrocchiale di Marano dato che essi avevano doppia residenza. Finalmente il 17 giugno del 1888 dopo lunghi ed estenuanti dibattimenti la S. Congregazione del Concilio emanò la sentenza con la quale aggiudicò tutto il territorio di Quarto al vescovo di Pozzuoli, ponendo fine alla secolare lite. Attualmente la Chiesa è retta dai Padri Vocazionisti.
Attività e Gruppi Parrocchiali
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