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Storia e Siti Archeologici
Necropoli di via Brindisi e "La Fescina"
Uno dei luoghi più suggestivi dell'area di Quarto è la necropoli che
ospita il caratteristico Mausoleo a cuspide
piramidale. La Necropoli di via Brindisi è stata portata parzialmente alla luce nel corso degli anni settanta e ottanta; prima di allora era visibile solo il livello superiore del mausoleo a cuspide, utilizzato come deposito di attrezzi agricoli. Delimitata da una bassa recinzione realizzata in opera reticolata, ne fanno parte tre mausolei funerari con basamento quadrangolare e vano ipogeo, un triclinio all'aperto, alcuni vani di servizio e due recinti minori.
La struttura più antica è il monumentale mausoleo a cuspide piramidale,
volgarmente noto come "Fescina", con la recinzione ad esso
pertinente. Attraverso un varco alle spalle del monumento è possibile
accedere al recinto, originariamente chiuso, in cui si rinvennero tracce
di incinerazioni, urne, anfore con resti di inumati e tombe a
cappuccina che documentano la continuità d'uso della necropoli fino ad
epoca tarda. Anche
nell'area del recinto maggiore vennero alla luce sepolture ad inumazione.
Nell'antichità tali spazi recintati erano detti ustrinae perché destinati
soprattutto alla cremazione dei defunti. La camera superiore presenta un
ingresso ad arco, visibile non appena si giunge nella zona archeologica:
esso è posto a circa 1 metro di altezza dall'attuale
La copertura del mausoleo è una cuspide piramidale a pianta esagonale, con due camere di alleggerimento, la cui tipologia non trova facili riscontri in ambito flegreo e campano, ma è diffusa invece in ambito microasiatico e alessandrino. Il prototipo architettonico è rappresentato dal celebre mausoleo d'Alicarnasso del IV sec. a. C. (alto basamento rettangolare sormontato da una peristasi coronata da piramide a gradini), che influenzò numerosi monumenti minori in epoche successive; la ripresa di tale modello nel monumento di Quarto sembra rientrare in un attardamento di tale tradizione. Questo fenomeno ben si colloca nel quadro dei frequenti scambi di natura commerciale e culturale fra Puteoli - divenuta il grande porto di Roma nella prima età imperiale e nel cui ambito territoriale rientrava la piana di Quarto - e il mondo orientale. Sul retro del monumento, una scala moderna conduce all'ingresso del dromos, un corridoio coperto a volta, attraverso il quale si accedeva al vano sotterraneo situato all'interno del basamento quadrangolare. Il dromos, nella sua forma attuale, è il risultato di tre interventi costruttivi, come si evince da un esame della superficie esterna della sua copertura, separata in tre parti di differente tecnica edilizia. Inizialmente esso era coperto da una piccola volta a botte solo nella parte adiacente al basamento. Successivamente, anche un primo tratto del dromos venne dotato di copertura a volta, contemporanea alla realizzazione del recinto del mausoleo e non interamente conservata poiché tagliata all'altezza dell'arco; in base a questo particolare, si deve supporre un camminamento più lungo dell'attuale, che probabilmente doveva correre al di sotto di un asse viario situato in quest'area, sebbene non ancora individuato con certezza. Infine, anche la zona intermedia venne ricoperta in opera cementizia di sommaria esecuzione. Attraverso una piccola rampa di scale ed un ingresso ad arco si accede all'ipogeo vero e proprio, un ambiente quadrangolare con volta a botte, interamente intonacato, con 11 nicchie a pianta semicircolare sulle pareti cui si appoggiano tre letti con pulvini per i pasti rituali; due feritoie illuminano il vano dall'alto. L'ambiente è purtroppo soggetto a frequenti allagamenti durante la stagione invernale. Sul retro del mausoleo, lungo questo ipotetico asse viario, sulla sinistra, si incontrano altri due spazi recintati, privi di un varco di accesso, destinati probabilmente anch'essi a funzioni funerarie (agri religiosi). Appena oltre, è possiile accedere al grande recinto (maceria), che ingloba tutto il complesso, attraverso una soglia di pietra lavica con chiare tracce di tardi rimaneggiamenti che hanno comportato anche un innalzamento del livello di calpestio.
Dal solaio (non è ricostruibile
l'assetto originario del piano superiore) si scendeva nel vano ipogeo
attraverso una scala a doppia rampa. L'ambiente, a pianta quadrangolare e
con volta a botte, presenta su tre pareti 15 nicchie distribuite
variamente su uno o due ordini; un'altra nicchia è ricavata sulla volta di
costruzione della scala. L'illuminazione era garantita da due feritoie che
si aprivano su pareti adiacenti. Di fronte e con orientamento opposto, il mausoleo "N" presenta un basamento a pianta rettangolare, al cui lato lungo si appoggia la scala che conduceva al livello superiore. Di quest'ultimo pochi sono gli elementi conservati, poiché le pareti sono quasi completamente rasate. Sulla facciata principale, poi, è possibile notare, all'estrema destra, i resti di un'ulteriore scala, funzionale esclusivamente all'accesso all'ipogeo. Il prospetto del monumento mostra
inoltre una panchina e tre avancorpi, disposti ai due lati e pressappoco
nella zona mediana, con probabile funzione di
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